Territorio e Storia

Superficie: Kmq 89,28
Altitudine: m 1518 (capoluogo)
Altezza minima: 1.454 m
Altezza massima: 3.280 m
Distanza da Torino: km 81
Densità: 5,2 abitanti

Panorama estivo Il Comune è composto da parecchie frazioni e borgate ubicate prevalentemente sulla sinistra orografica della valle e disseminate su di un vasto e soleggiato bacino ai piedi dell'Albergian, sulla costiera Fraiteve — Assietta — Val Troncea. Il nome antico, Prata Gelata, gli proviene chiaramente dal suo clima piuttosto rigido, che rende i prati gelati per parecchi mesi all'anno.

Il Municipio risiede nella centrale frazione di La Ruà, posta su un ridente pianoro lungo la Strada Statale.

STORIA

Per secoli Pragelato fu la capitale della valle, a cui aveva dato il nome e che faceva parte del Delfinato. Fu anche il paese capoluogo dell'Escarton dell'Alta Val Chisone, che dal 1343 al 1713 fece parte della Repubblica degli Escartons.

 Pragelato ha scritto importanti pagine di storia anche durante le guerre di religione, che misero a ferro e a fuoco queste vallate.

Panorama invernaleLe borgate pragelatesi conservano ancora numerosi segni del legame con le terre d'oltralpe: si possono infatti incontrare parecchie fontane poligonali che recano incisi i gigli di Francia o la croce sabauda e si hanno numerosi esemplari di meridiane, alcune delle quali firmate da Zarbula, un autore girovago. La Ruà conserva un dipinto di Gabriele Dufour. Oggi Pragelato è diventata un'importante e rinomata località turistica, un anfiteatro alpino con ottime attrezzature sportive, in cui d'inverno si praticano lo sci da discesa, il fondo e il pattinaggio, e dove d'estate è possibile soggiornare in mezzo a suggestivi monti e pinete di abeti e larici. All'interno del suo territorio si estende inoltre il Parco Naturale Regionale della Val Troncea, che oltre al suo ricchissimo patrimonio floristico e faunistico, può ancora documentare superbi esempi di architettura occitana nei centri di Laval, Troncea e Seytes, e può offrire suggestivi itinerari alle miniere del Bet. Fra le numerose chiese segnaliamo a La Ruà la parrocchiale dedicata all'Assunzione di Maria Vergine, fatta costruire da Luigi XIV, in località Villini è stato recentemente costruito un Santuario dedicato alla Madonna delle Nevi. Caratteristici e rinomanti anche i suoi prodotto enogastronomici: il miele, le marmellate, i distillati da erbe, fiori e radici. Ricco e importante il costume tradizionale femminile, di cui si trova un'ampia documentazione nel Museo del Costume e delle Tradizioni delle Genti Alpine.

Ottime le attrezzature e gli impianti sportivi che hanno rapidamente portato Pragelato al livello dei più noti centri sciistici dell'intero arco alpino.

Pragelato nel corso dei secoli...

Piatti tipici pragelatesiLe prime notizie di Pragelato risalgono al Medioevo e si trovano sull'atto di fondazione dell'abbazia benedettina pinerolese di Santa Maria e della donazione a questa di numerosi benefici da parte della contessa Adelaide di Susa.
Tra il XI ed il XII secolo, la località divenne oggetto dei progetti espansionistici dei Delfini di Vienne, i quali si impossessarono gradualmente di tutto l'alto corso del Chisone. La sua appartenenza al Delfinato è testimoniata dalla riproduzione dei delfini e dei gigli di Francia, in particolare sulle fontane della zona.

In seguito Pragelato, insieme ad altre zone alpine (Casteldelfino, Chateau Queyras,Oulx e Briançon), entrò a far parte di un organismo autonomo, la Comunità degli Escartons. Questa comunità è stato un grande esempio di autonomia amministrativa e un'originale forma di democrazia sin dal Medioevo; i loro abitanti ottennero minori vincoli al delfinato e maggiori libertà associative e di gestione del territorio: tutti i sudditi erano considerati liberi e borghesi.

Mappa escarton

La comunità degli Escartons (1343-1713), una sorta di democrazia federale con capitale Briançon che godeva di una certa autonomia e che comprendeva oltre la val Pragelato (Alta Val Chisone) anche il Briançonnais, il Queyras, l'alta val di Susa e Castel Delfino in alta val Varaita.
Dal 1343 al 1713, la regione italo-francese a cavallo delle Alpi Cozie, che comprendeva parte della nostra arca, si trasformò in una federazione fondata sulla democrazia e sull'autonomia di cinque Escartons (il Briançonnais, il Queyras, la valle di Oulx, la val Pragelato e Castel Delfino in val Varaita), che prese il nome di Comunità degli Escartons, ed ebbe come capitale Briançon: il nome deriva dal termine escartonner, cioè ripartire equamente le imposte.
Il 29 maggio del 1343 il delfino Umberto II e 18 rappresentanti di oltre 50 comunità delle valli alpine firmarono infatti la Grande Charte, una sorta di costituzione, scritta su pelle di pecora, che divenne il patto per mezzo del quale quelle popolazioni ottennero l'affrancamento dalle servitù feudali, il diritto alla libertà individuale, alla proprietà e all'auto gestione del territorio denominato "La Repubblica degli Escartons".
I capifamiglia potevano, per esempio, decidere sull'utilizzo dei pascoli, sulla costruzione di ponti e strade, sull'elezione dei consoli, cioè i sindaci, o sulla risoluzione delle controversie.
Allorché il duca di Savoia, nel 1690, entrò a far parte della Lega asburgica, quest'area divenne strategica, sicché la Francia rafforzò militarmente tutta la zona di Briançon. in seguito alle guerre di successione spagnola e al trattato di Utrecht, la Francia perse il territorio degli Escartons italiani e il duca di Savoia dirottò il traffico commerciale attraverso il Moncenisio, così la Repubblica degli Escartons perse la sua unità e cessò definitivamente di esistere nel 1790; ma ormai le montagne avevano creato un'unità culturale di tradizioni e di vita alpina che sono presenti ancora ai giorni nostri. I segni di questa singolare esperienza si riscontrano anche nell'uso della lingua francese parlata nelle nostre valli fino agli inizi del '900, nella lingua d'oc (area linguistica Occitana), parlata in ambito famigliare ancora oggi, nell'architettura delle case, nell'uso delle meridiane, nei gigli e delfini che ornano ancora i battacchi dei portali e le pietre delle fontane.

Nel 1690 la zona assunse notevole importanza: la Francia del Re Sole, infatti, cominciò le grandi costruzioni militari per fortificare Briançon. La Comunità degli Escartons incominciò a perdere la propria autonomia a partire dal XVIII secolo e nel 1791 si sciolse in un nuovo distretto francese.

Contemporaneamente allo svolgersi di questi fatti, popolazioni professanti fedi eterodosse (Poveri di Lione, Catari e Dolciniani), si insediarono nell'alto Corso del Chisone.
Dal XIV secolo aumentarono le conflittualità tra e verso le popolazioni di fede non cattolica, molto presenti nell'alto pinerolese. In Val Pragelato, dopo l'abrogazione dell'Editto di Nantes, atto a tutelare le minoranze religiose, le popolazioni protestanti lasciarono le valli.
In seguito Pragelato venne ceduto ai Savoia e durante il periodo napoleonico conobbe un periodo di sviluppo notevole, grazie anche alla costruzione della Strada Nazionale.

I secoli XIX e XX furono caratterizzati da un costante flusso migratorio dei valligiani verso la Francia.
Inoltre, nel medesimo periodo vennero aperti in Val Troncea i cantieri minerari del Beth che nel 1904 divennero tristemente noti per una valanga che uccise 81 minatori. In seguito alla tragedia, furono chiusi i cantieri e di conseguenza la zona s'impoverì ulteriormente. Pragelato e l'intera valle furono colpiti dagli eventi di grande portata storica che seguirono lo svolgersi della Seconda Guerra Mondiale.

In questa zona si organizzò un esercito di patrioti-partigiani volto a contrastare le forze di occupazione nazi-fasciste con un grande dispendio di energie, dal punto di vista militare ma soprattutto umano (battaglia del Genevris, agosto 1944).