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Il comune di Pragelato appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Le Fontane

I materiali per la costruzione delle fontane erano: il legno, la pietra, il piombo Il legno non doveva essere né troppo duro, né troppo morbido; era maggiormente utilizzato quello di larice, particolarmente indicato per costruire la vasca delle fontane rotonde perché, a contatto con l'acqua, le assi si dilatavano, in modo da non formare fessure di infiltrazione.

La pietra era più adatta per le fontane importanti, dalla forma rettangolare ed ottagonale. I tubi erano di piombo, perché esso era facilmente modellabile. Un tempo le fontane venivano usate dagli abitanti di Pragelato, sia per uso domestico, sia per abbeverare gli animali. C'era inizialmente solo una fontana. al centro della borgata, più tardi ne sorsero due o tre ai lati e, soltanto ad inizio secolo, qualche famiglia aveva un batsaséet privato.La fontana ha sempre due vasche: il bacino (basin) e il lavatoio (lavouire), L'acqua necessaria per cucinare e per lavarsi veniva prelevata con secchi direttamente dalla bocca del tubo (duse). Il basin era costantemente pulito affinché l'animale, ogni volta che usciva dalla stalla, potesse andare a bere. Il bestiame vi beveva soltanto durante l'estate, all'andata o al ritorno dal pascolo. Nelle stagioni fredde, invece, bisognava andare alla fontana con i secchi e portare nella stalla l'acqua: la sera per il mattino e il giorno per la sera, perché era necessario che l'acqua fosse intiepidita (qui fousse routte), cioè a temperatura ambiente, in modo che non facesse perdere il latte alle mucche.

Il lavatoio serviva per molti usi: per lavare le patate piccole (lou balin), raccolte in autunno che, separate da quelle medie e grandi, venivano date da mangiare agli animali, soprattutto al maiale e al pollame.

Al lavatoio ci si recava anche per sciacquare la biancheria Il bucato non veniva fatto durante la stagione estiva a causa delle numerose e simultanee occupazioni di campagna. I panni sporchi, accumulati durante l'estate in uno stanzino posto all'ingresso della casa (l'bouie), erano trattati prima in casa, nella lesivoe, contente acqua, cenere e fatta bollire sulla stufa. Quando poi la tela era sgrassata, le donne andavano al lavatoio, la strofinavano e la sciacquavano.

In ogni frazione, in autunno venivano tosate le pecore e a lana veniva lavata alla fontana. Questa, inizialmente, veniva messa dentro una gerla e fasciata più giorni a mollo con della cenere o liscivia, affinché perdesse la lanolina, poi si andava alla fontana. Qui veniva stesa sull'asse della lavouire, a mucchi, battuta più volte con un pezzo di legno, per pulirla da ogni residuo di sporco, e più volte risciacquata. Questo lavoro, svolto tra ottobre e novembre, durava quindici/venti giorni, poiché ogni famiglia possedeva cinque o sei pecore e altrettanti tagli di lana.

Una volta ucciso il maiale, le donne pulivano al lavatoio le budella (lou buaou) di questo animale. Lo svuotavano lo lavavano e lo mettevano ad asciugare, per poi insaccare il salame, la settimana successiva.

Al lavatoio, infine, veniva inumidito l'icoubbe, uno straccio attaccato ad un manico molto lungo. Questo attrezzo, bagnato, serviva per togliere la brace che si formava all'interno del forno, quando lo si accendeva per fare il pane. Le ceneri calde talvolta attizzavano il panno, perciò bisognava ritornare velocemente alla fontana per spegnerlo ed evitare incendi.

Come si può capire, la fontana ero molto frequentata, perciò veniva pulita anche due o tre volte al giorno: chi, per l'uso, l'aveva sporcata, si sent?iva in dovere di svuotare le vasche e di ripulirle.